Great Resignation, Big Quit, Great Reshuffle oppure Dimissioni volontarie. Attualmente non si parla d’altro.

Ma che cos’è in realtà, come influisce sul mercato del lavoro e soprattutto come possiamo rispondere a questo fenomeno?

Partito dagli Stati Uniti, ma ormai approdata anche qui, in realtà non è nient’altro che la facoltà che ognuno di noi ha di lasciare il lavoro perché non combacia più con il proprio progetto di vita.

La possibilità di farlo c’è sempre stata. Quello che cambia rispetto ad una dinamicità del mercato del lavoro a cui eravamo abituati è ora sia in termini di numeri più alti e di motivi.

Fermiamoci un attimo ai numeri:

  • 2% dei dipendenti a livello italiano, che in certe regioni è però ben superiore: in Lombardia coinvolge un 9,4%
  • Numeri in forte crescita: dal +30 al +85% rispetto al 2020 
  • Per oltre il 60% sono persone assunte con un contratto a tempo indeterminato
  • In maggioranza appartenenti alla fascia 26 – 35 anni e nel Nord Italia 

Però dalla nostra esperienza degli ultimi mesi – e non sto parlando solo del mio osservatorio ma anche quello che mi raccontano i miei colleghi in Italia e all’estero – è un fenomeno che sempre di più si espande ad una fascia di età più senior e comprende tutta l’Italia. 

Possiamo quindi affermare, che l’aspirazione di una volta, trovare il “posto di lavoro fisso” dove “andare in pensione” non è più il sogno di tutti, anzi, direi di pochi.

Altro fatto sorprendente: un crescente numero di dipendenti dà le dimissioni senza avere un’altra proposta in mano. Negli USA, questo dato è arrivato al 36%. 

L’anno scorso abbiamo effettuato un sondaggio che indagava sui cambiamenti del mercato del lavoro, nuovi scenari e aspettative. Ero veramente sorpresa, direi preoccupata, quando è emerso che appena più del 13% (!!) dei collaboratori si ritiene pienamente soddisfatto del proprio lavoro e non valuta altre opportunità. Il questionario è stato ripreso dai miei colleghi in altre zone italiane, dove questa percentuale scende addirittura al 8%. In ogni caso, la percentuale degli intervistati che valuta altre opportunità è sopra l’80%, sempre.

Arriviamo alla parte interessante: qual è la ragione per cui lasciano l’azienda?
Ma soprattutto: questo fenomeno ci deve preoccupare? 

Buon ascolto e buona visione,

Valerie Schena Ehrenberger

 

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